
Come "fruitori" del visivo basta guardarci attorno per misurare il degrado che investe le nostre città, i nostri ambianti, i nostri paesaggi, i nostri prodotti. Visione ancor più dolorosa se confrontata con la nostra storia. Tutti segni di un impoverimento progressivo della nostra cultura della comunicazione visiva.
La professione viene esercitata su basi inadeguate alla complessità che la nostra società richiede, senza disporre degli strumenti concettuali, senza una visione strategica complessiva, senza avere un chiaro sistema di riferimento, in quanto chiunque può accedere alla professione.
E' assai raro difatti trovare qualcuno che sappia che cosa sia il graphic design, e le balbettanti spiegazioni di chi esercita la professione, spesso confondono gli interlocutori piuttosto che chiarire le loro idee.
Il fatto stesso che ci siano dei professionisti che di mestiere fanno i creativi, spesso, è sospetto.
"Come è possibile che esista un'attività che si definisce come l'insorgere eccezionale di intuizioni all'interno di un tessuto quotidiano "normale" di pensieri ed emozioni? La creatività è una sfaccettatura dell'attività umana che ha senso solo se inserita in un orizzonte contestuale che ha bisogno di incubazione." (Branding. Una visione design oriented - E. Carmi, E.I. Wegher, F. La Cecla)
Il graphic design e la comunicazione visiva è qualcosa che le persone incontrano tutti i giorni ma della quale non considerano l'impatto, positivo o negativo, sulle loro stesse vite, e tende a passare consciamente inosservato.
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